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Una circolare apre agli artisti di Gaza: ora portateli in Italia

Italia/Palestina Dopo mesi di denunce, la Crui interviene per correggere l’errore: l'esclusione dei palestinesi vincitori di borse di studio per conservatori e accademie di belle arti. Ma non basta: vanno organizzate le evacuazioni. E il tempo stringe
12 maggio 2026 di
Una circolare apre agli artisti di Gaza: ora portateli in Italia
Widad Tamimi

Dopo mesi di lavoro intenso, ostinato, spesso invisibile, per garantire a giovani artisti e musicisti di Gaza la possibilità di continuare a studiare, creare, dare voce a un popolo sotto assedio, è finalmente uscita una circolare che apre a «ulteriori segnalazioni di ammissione di nuovi borsisti palestinesi», firmata da Laura Ramaciotti, rettrice dell’Università di Ferrara e presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui).

VORREMMO CREDERLA un segnale di apertura. Vorremmo leggerla come un atto di responsabilità. Vorremmo, soprattutto, che fosse l’occasione per sanare una ferita che il sistema universitario italiano continua a infliggere: l’esclusione sistematica delle borse delle università private, dei conservatori e delle accademie delle belle arti. Da mesi segnaliamo una discriminazione grave, strutturale, incomprensibile. Non ideologica, ma amministrativa. Non politica, ma giuridica.

Le università private e gli istituti Afam – musica, arti visive, danza, teatro – sono stati ignorati come se non fossero parte piena del sistema dell’alta formazione italiana, come se l’arte non fosse sapere e la cultura non fosse una necessità vitale, soprattutto per chi viene da Gaza.

Eppure le borse delle università private, dei conservatori e delle accademie delle belle arti rispondono in tutto e per tutto ai criteri Iupals. Per questa ragione, l’inclusione di queste borse accanto a quelle Crui all’interno del progetto iupals non sarebbe una concessione, ma un atto di coerenza istituzionale. Sarebbe il riconoscimento di una collaborazione naturale tra sistemi che, per legge, hanno pari dignità.

LE BORSE DI QUESTE università e istituti garantiscono tasse, alloggio, vitto, assicurazione sanitaria; prevedono l’iscrizione a un corso accademico regolare; coprono l’intera durata del percorso di studi; assicurano il viaggio aereo fino alla sede di destinazione. Sono borse complete, strutturate, solide. Esattamente come quelle Crui.

Allora perché escluderle? Perché dire implicitamente che un violinista, una compositrice, un artista visivo, un danzatore di Gaza valgono meno di uno studente di ingegneria o di medicina? Perché negare che, per una società ferita, la musica e l’arte sono strumenti di sopravvivenza, di elaborazione del trauma, di futuro? Perché accettare che, proprio mentre l’Italia si propone come ponte umanitario e culturale, si perpetui una gerarchia del sapere che sa di ingiustizia?

Questa ultima ondata di evacuazioni può – e deve – essere l’occasione per correggere l’errore. Non in un futuro indefinito, ma ora. I ragazzi e le ragazze di Gaza non possono permettersi tempi lunghi, rinvii, cavilli. Ogni esclusione è una porta chiusa. Ogni silenzio istituzionale è un talento che si spegne.

Non chiediamo deroghe. Chiediamo coerenza. Non chiediamo favoritismi. Chiediamo equità. Chiediamo che il sistema dei conservatori e delle accademie di belle arti venga riconosciuto per ciò che è: parte integrante dell’alta formazione italiana, come stabilito dalla legge, e dunque degno dello stesso trattamento, della stessa tutela, della stessa responsabilità pubblica. Questa non deve essere una decisione di autorità straniere, ma nostra, una decisione italiana: includere nelle liste Iupals tutte le borse di studio con garanzie equiparabili a quelle richieste dal progetto.

L’ITALIA HA L’OCCASIONE di dire, con i fatti e non con le dichiarazioni, che la cultura è un diritto, non un lusso. Che l’arte non è un ornamento, ma una lingua necessaria. Che anche da Gaza possono arrivare non solo feriti, ma futuri maestri, musicisti, creatori di bellezza. È necessario richiamare con la massima urgenza l’esigenza di un’evacuazione immediata degli studenti di Gaza con borsa di studio equiparabile alle borse Iupals. Il 31 gennaio rappresenta il termine ultimo e inderogabile per la formalizzazione delle iscrizioni all’attuale anno accademico. Ogni ulteriore rinvio rischia di compromettere in modo grave e irreversibile il diritto allo studio delle studentesse e degli studenti coinvolti.

Sta alla Crui, al ministero dell’università e la ricerca e quello degli esteri decidere se questa circolare resterà un atto amministrativo o diventerà un gesto politico autentico: assumersi la responsabilità di vite reali. Stabilire chi includere o escludere, riconoscere o negare pari dignità ai saperi, è politica nella sua forma più pura. Il tempo per intervenire è ora.

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