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Per Abd l’Italia è una bugia

Palestina Vincitore di una borsa di studio, il giovane musicista palestinese aveva tutte le carte pronte per partire. Ma l’Italia è sparita: evacuazioni bloccate, Consolato muto. Non è il solo: a decine sono in attesa di una firma che non arriva, prigionieri di un’istituzione che ha offerto loro un futuro per poi cambiare numero di telefono
12 maggio 2026 di
Per Abd l’Italia è una bugia
Widad Tamimi

Abd possiede la fragilità trasparente degli artisti. In una famiglia di sorelle determinate, menti scientifiche che sfidano l’abisso con la forza della logica, lui è quello che traduce l’orrore in note. Per mesi, la musica e la scrittura sono state il suo perimetro di sopravvivenza, l’unico spazio non ancora occupato dalle macerie di Gaza. Lo ha difeso con tenacia, arrivando a mettere un fazzoletto di carta sul microfono per isolare le sue composizioni dai suoni della guerra, cercando di salvare la bellezza dal frastuono delle bombe.

Un anno fa online ha pubblicato una delle sue canzoni, Amwat: «Esiste dal 2024 – racconta Abd – L’ho pubblicata pienamente consapevole che probabilmente non avrebbe cambiato nulla. Non volevo morire senza lasciare qualcosa che la gente potesse ricordare di me».

Lo abbiamo incontrato digitalmente tra i resti di una vita precedente: il lutto per il migliore amico ucciso a vent’anni, due case polverizzate, una strage di parenti. E poi il trauma inciso nella carne della sorella, colpita in una «zona sicura» e mutilata di una gamba. C’è stato un tempo in cui Abd sembrava sul punto di svanire: restava immobile per ore a fissare il cielo o si perdeva nei vicoli di una Gaza che oggi terrorizza i genitori, spinti dal disperato istinto di restare tutti vicini, per vivere o morire insieme.


IL MIRACOLO DELLO STUDIO. Poi, la scossa. La vittoria del bando per una borsa di studio a Milano e quella telefonata dal Consolato di Gerusalemme che sembrava un salvacondotto per la vita. Abd è rinato. Ha iniziato a studiare l’italiano con una fame d’altri tempi, chiedendo ai volontari lezioni via WhatsApp sette giorni su sette. Nelle videochiamate, i volti della madre e del padre apparivano schiacciati contro lo schermo, impegnati a ripetere insieme a lui quelle sillabe straniere, impastate di speranza.

Per Abd gli accordi erano stati chiari: se fosse riuscito a sbloccare il fronte israeliano, l’Italia sarebbe stata pronta ad accoglierlo. E dopo mesi di estenuanti lotte legali, l’impossibile è accaduto: è stato abbattuto il muro del Cogat (l’ente militare israeliano che «gestisce» i Territori occupati palestinesi). Abd ha vinto, ottenendo la luce verde per l’espatrio attraverso il ponte di Allenby. La libertà, per lui, era tecnicamente pronta.

IL MURO DI GOMMA. Ma proprio nel momento del traguardo, l’interlocutore italiano è evaporato. Da novembre 2025 la macchina delle evacuazioni si è bruscamente inceppata: a dicembre solo sei studenti sono riusciti a partire, poi è calato il silenzio più assoluto. Le procedure che avevano funzionato per mesi sono evaporate in un rimpasto di competenze che rasenta l’assurdo: la gestione dei corridoi universitari è passata dall’Unità di Crisi all’Ufficio della Farnesina per gli Italiani all’Estero.

Il risultato è un labirinto, in cui nessuno si assume più la responsabilità di una vita. Al Consolato di Gerusalemme le email restano senza risposta e le telefonate vengono filtrate da segreterie che appuntano nomi destinati a non essere mai richiamati. È un paradosso crudele: Abd ha vinto la sua battaglia contro la burocrazia militare israeliana, ma sta perdendo contro l’inerzia di quella italiana.

UNA SPERANZA SI SPEGNE. In questo vuoto, Abd sta cedendo. Il suo sorriso timido si è spento. Non si presenta più alle lezioni di italiano; dorme ore infinite per non dover abitare il tempo dell’attesa. Il suo viso, ormai magrissimo, è il ritratto della stanchezza di chi è stato illuso, ha lottato, ha vinto la sua parte di sfida e ora si ritrova dimenticato da chi gli aveva garantito che «tutto il resto era pronto». Ma Abd non è solo, come lui ci sono decine di ragazze e ragazzi di Gaza, oltre una quarantina, che hanno vinto borse di studio in Italia e sono stati abbandonati dalle istituzioni italiane con una promessa vana in mano.

Le evacuazioni sono ferme, la Conferenza dei rettori delle università italiane tace, il Consolato non risponde. Abd e i suoi compagni sono rimasti intrappolati in coda a un gioco disumano, in attesa di una firma che non arriva, prigionieri di un’istituzione che ha offerto loro un futuro per poi cambiare numero di telefono, lasciandoli soli nel cuore di una Gaza che non concede seconde possibilità.

Dalla fessura di Rafah passa il codice non scritto dell’esilio
Palestina È una valvola di sfogo progettata per espellere, non per far circolare. Chi passa quel cancello, chi supera i controlli biometrici e si lascia alle spalle l’odore di morte di Khan Younis, sa perfettamente cosa sta firmando. Non c’è scritto sui lasciapassare, ma è inciso nella carne e nella memoria collettiva di ogni palestinese dal 1948 a oggi: uscire significa non tornare. Mai più